Chiesa “San Pietro”

CHIESA CAMPESTRE  San Pietro” –  GUAMAGGIORE

All’ingresso da Guasila, al centro di un piazzale un tempo adibito a cimitero, a cui fa da basamento una ripida scalinata, si trova l’antico santuario campestre in stile romanico intitolato a San Pietro (ascrivibile all’ultimo quarto del XIII secolo), ad unica navata con tre nicchie nel presbiterio archivoltato.

La chiesa di S. Pietro sorge in posizione elevata, alla periferia sud occidentale del centro abitato, a poca distanza della chiesa di Santa Maria Maddalena (XVIII secolo).

La fabbrica è ubicata nel luogo cui si sviluppò l’originario borgo di Gueymajori (appellativo attestato sin dall’epoca medievale), abbandonato dai suoi abitanti in seguito ad una cruenta epidemia di peste, che raggiunse l’apice tra il 1651–1655 e il 1681.

A questo periodo infatti risale il trasferimento a valle della popolazione, e il completo abbandono del sito, che venne riutilizzato con funzione di area cimiteriale.

La realizzazione della chiesa, di impianto romanico, è ascrivibile all’ultimo quarto del XIII secolo, anche se mancano precise indicazioni cronologiche sull’età di fondazione, così come sulle vicende costruttive e sul nome delle maestranze.

L’aspetto attuale dell’intero corpo di fabbrica, pur avendo mantenuto le dimensioni originali, è dovuto ai significativi interventi di rifacimento e restauro apportati durante i primi anni Settanta. I lavori riguardano principalmente la costruzione delle murature crollate e delle coperture, ad eccezione del paramento murario frontale e parte di quelle laterali, scampate ai crolli.

L’interno propone un ambiente a pianta rettangolare mononavata con coperture a capriate lignee, e un coro voltato a botte che ospita tre nicchie a sezione circolare, in arenaria scolpita, ascrivibili al XVII secolo. Il piano di calpestio del coro risulta più basso del pavimento della navata.

La copertura a due falde è in tegole sarde che coprono il tavolato in legno nella navata e la volta a botte del coro.

Nella parete posteriore del coro che appare più stretto e basso della navata, sono state ricavate tre nicchie a sezione semicircolare che ospitano altrettanti simulacri. Una bella cornice modanata (= sagomata) abbellisce le nicchie il cui cielo mostra una bella decorazione a raggiera, mentre la base è ornata da mensole sostenute da peducci scolpiti a volute.

In una imponente acquasantiera in onice datata 1675 è scolpito il viso infantile di un putto (= bambino nudo con le ali).

L’orditura in legno del tetto della navata poggia sul paramento del fronte e su due capriate sostenute da due archi, uno centrale e l’altro di separazione tra la navata e il coro.

Il paramento murario frontale è costituito da due parti, una inferiore in conci regolari di arenaria e tufo, e una parte superiore ricostruita in una fase successiva con pietre di scarto irregolari, mentre le fiancate laterali sono state ricostruite ad opus incertum con pietrame di qualità scadente.

Sul piano di facciata si imposta un portale con arco a sesto acuto sormontato da un campanile a vela, anch’esso archiacuto, che conferisce slancio alla struttura.

I prospetti laterali e posteriori sono intonacati e presentano alla base uno zoccolo in muratura.

Nel prospetto laterale destro si apre un portone secondario con architrave.

La navata centrale è illuminata da finestrelle longitudinali strette situate alla base dell’imposta del tetto.

Tra i pochi arredi superstiti, si segnalano le statue di San Lucifero e di San Pietro (XVII secolo?). Le statue, entrambe in legno dipinto, sono di fattura artigianale sarda.

Sul piano di calpestio dell’aula, si legge il frammento di un iscrizione lapidea, realizzata in porfido rosa e datata 20 agosto 1214 (oggi custodita nella Chiesa Parrocchiale di San Sebastiano nella Cappella del Fonte Battesimale), che riporta notizia della fondazione di Santa Maria Maggiore, originaria parrocchiale di Guamaggiore di cui non rimane testimonianza.

Purtroppo la Chiesetta è stata danneggiata da un fulmine nel 2012 e ancora non si sono potuti effettuare i lavori di restauro per la mancanza di finanziamenti.